Ogni volta che Sergio Marchionne, AD Fca-Fiat, compie una mossa sullo scacchiere Fiat (oggi Fiat-Chrysler Automobiles) in grado di guadagnarsi l’attenzione del grande pubblico, gli esperti sono pronti a riconoscervi il potenziale inizio di una “nuova fase” nelle relazioni sindacali, non solo all’interno del lingotto ma di tutto il Paese. È così almeno dal 2010, quando azienda e sindacati, Fiom esclusa, raggiunsero la firma di un nuovo contratto aziendale per lo stabilimento di Pomigliano; fatto a cui seguirono l’estensione del  “modello” a tutto il gruppo e l’annuncio dell’uscita da Confindustria a fine 2011. Allora molti imprenditori minimizzarono l'evento, che invece ebbe, e ancora ha, conseguenze importanti per l'associazione delle aziende.

La proposta di un nuovo schema di retribuzione variabile, avanzata la scorsa settimana da Marchionne ai sindacati, ha subito ottenuto lo status di ulteriore "svolta" e di "modello da imitare" secondo i sindacati firmatari della relativa intesa. Il clima di collaborazione e comprensione tra i vertici aziendali e le organizzazioni dei lavoratori offre il riflesso di un’ analogia con quanto accaduto sul fronte americano già nel 2010 quando Marchionne, in un’estroversa intervista al Wall Street Journal, spiegava: “I vertici di UAW - il sindacato americano del settore automotive - ci hanno capito completamente”. Dopo l’acquisizione del 20% di Chrysler da parte di Fiat, il sindacato americano deteneva ancora il 68% della compagnia attraverso un fondo, ma Marchionne, in cambio del piano di salvataggio, aveva ottenuto il demansionamento: la riduzione di classificazioni professionali estremamente vantaggiose, richiedendo un impegno a non scioperare fino al 2015.

Secondo quando si apprende dalle ultime dinamiche sindacali in Fiat, l’ultimo passo di Marchionne starebbe davvero spingendo le relazioni industriali verso un’americanizzazione sempre più compiuta. Lo ha sottolineato Diodato Pirone su Il Messaggero: Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Ugl e Quadri, le cinque organizzazioni  firmatarie del contratto di gruppo, starebbero trattando per la nascita di un sindacato unico, simile a quello tedesco o americano, un sindacato aziendalista ma non “compiacente”, per usare il termine d’accusa adottato dal leader della sinistra radicale Landini a seguito dell’intesa sulla produttività. La proposta di una trattaviva ufficiale è stata inoltrata a Fim da una lettera del segretario della Fismic, la seconda sigla in Fiat, nata proprio in azienda negli anni ’50 da una scissione interna a Fim.

Anche dopo le alte cifre dei bonus proposti dall’azienda (un'erogazione che potrebbe crescere fino a 5000 euro annui per lavoratore nel 2018) le valutazioni sull’andamento di FCA si mantengono ambivalenti, conservando la diffidenza verso l’operato strategico dell’AD. FCA è sostanzialmente assente dal mercato asiatico, situazione che potrebbe minarne la competitività considerando che la Cina, manco a dirlo, è stato il primo paese per produzione di autoveicoli nel 2014.

Ci sono poi le incognite sulle alleanze, dove ricorrono i nomi di General Motors e Volkswagen.

Neppure negli USA però va tutto liscio. Come ha sottolineato carblogger.it un report sull’affidabilità delle vetture vendute negli USA, Fiat risulta essere il peggiore; per un altro report, firmato dall’agenzia governativa che si occupa di protezione ambienta,  Fiat Chrysler ha spesso gli autoveicoli meno efficienti; primato che fa il paio con le dichiarazioni di Marchionne stesso secondo le quali ogni 500 ibrida venduta negli USA (esiste solo lì) fa perdere a FCA fino a 14.000 dollari.

Fin qui però i numeri danno ragione al Ceo della casa italo-americana. Negli USA a gennaio di quest’anno Fiat Chrysler Automobiles ha fatto registrare consegne in rialzo del 14 %, un record dal 2007, con il 58° mese consecutivo di crescita delle vendite. Trend confermato con un più modesto +2% a marzo 2015 rispetto a marzo 2014.

Spostandoci in Italia, i dati sulla produzione industriale pubblicati da Istat la scorsa settimana non lasciano spazio a equivoci: lafabbricazione di mezzi di trasporto a febbraio ha fatto segnare un +16% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. 

Secondo i dati di Oica nel 2014 la produzione di autoveicoli in Italia è cresciuta più di quella della Germania (6% vs 3,3%)  che rimane comunque il terzo paese al mondo per veicoli prodotti nel 2014.

 

Secondo i dati pubblicati settimana scorsa da Acea, FCA grazie alla produzione del marchio Jeep si colloca al quarto posto per aumento dei veicoli registrati. Pur non trattandosi di risultati trainati dalla domanda interna, non si può certo dire che sia male.