28 settembre città di Kharkiv. Un gruppo di manifestanti filo-occidentali abbatte la più grande statua di Lenin rimasta in Ucraina. Sulla piazza centrale della città si erano radunate migliaia di persone per manifestare in favore dell’unità del paese, in una zona che sta subendo le conseguenze degli scontri che hanno minato i rapporti tra Ucraina e Russia. Nel corso delle proteste un gruppo di nazionalisti taglia il basamento dell’enorme monumento, che alla fine crolla tra l’esultanza dei presenti. La statua del fondatore del comunismo sovietico era stata eretta nel 1963, ed era lì a ricordare anche che Kharkiv fu capitale della Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina tra il 1919 ed il 1934. Fu dunque uno dei primi paesi a dare vita, insieme alla Russia, all’URSS che avrebbe abbandonato solo nel 1991. 

Kharkiv è russofona ma il passato è zeppo di tragedie, basta accennare all’Holomodor, la serie di carestie abbattutasi sul paese tra il 1929 ed il 1933 su cui pesa l’accusa di essere state indotte dal governo sovietico, calamità che ha provocato milioni di morti e distrutto l’economia ucraina.

I tempi sono cambiati, l’URSS è crollata sotto le macerie del Muro di Berlino, ma l’economia di Kiev è rimasta, in gran parte, dipendente da quella russa.

La statua di Lenin, nonostante la Rivoluzione di ottobre sia lontana anni luce, è rimasta simbolo dell’influenza che Mosca esercita ancora oggi sulla nazione ex sovietica e ha catalizzato l’odio dei manifestanti. Un passato che sembra, in Europa, non passare ancora.